PRESIDIO COME SETTI (O PEGGIO): IL VERONA TRA PROMESSE E DISILLUSIONI

BLOGHOME

Hellas360

2/4/20263 min read

Ebbene sì: mai avremmo immaginato di arrivare a dirlo, ma la gestione Presidio (NON?)Investors è riuscita nell’arduo compito di farci (quasi) rimpiangere Maurizio Setti.

Ora, questa dichiarazione potrebbe essere interpretata come frutto dell'esasperazione e della rabbia del momento ma la realtà è che è estremamente fondata ed ora andremo ad analizzare i fatti.

Setti non è stato "unico", possiamo dire che nel corso degli anni abbiamo avuto a che fare con diverse versioni dell'ex presidente dell'Hellas Verona, c'è stato un Setti sognatore (e forse un pò arrogante, Verona in stile Bayern o Borussia), un Setti nemico della città, un Setti silenzioso e uno "disperato" e stremato da scelte errate e indagini culminate con il sequestro preventivo del 100 % delle quote gialloblù datato 20 dicembre 2023. Ma c'è stato anche un Maurizio Setti più aperto, più comunicativo e soprattutto più umano e vicino alla piazza, tutto questo negli ultimi mesi del suo "mandato".

Gli va inoltre riconosciuta un'altra cosa, Setti, nel periodo Juric ha provato, spinto anche da quest'ultimo, a fare uno step in più, a tentare un azzardo investendo e credendo davvero nella possibilità di vedere un Verona autosufficiente ma a livelli più alti. Vi facciamo anche un esempio di tutto ciò, tralasciando che poi rivelò di un investimento errato e dal quale è poi partito il declino dell'era Setti, ma vi ricordiamo che l'Hellas Verona a gennaio del 2021 investì ben 9 milioni per acquistare, da una diretta concorrente, l'attaccante kevin Lasagna, che al tempo bazzicava anche la nazionale Italiana.

Ci ritroviamo oggi in una situazione, per assurdo, ancora peggiore. Una proprietà che, nonostante si sia presentata come salvatrice del popolo, piena di frasi fatte e buoni propositi, ha iniziato di fatto fin da subito a battere cassa, cedendo a pochi giorni dal suo insediamento il gioiellino Bhelayane e finendo la stagione cedendo anche il prodotto delle giovanili diego Coppola, giustificando il tutto come un operazione necessaria per il bilancio, mentendo spudoratamente dal momento che in quello stesso bilancio esano stati ceduti, a suon di milioni, diversi giocatori come lo stesso Reda, Cabal, Noslin e molti altri (magnani, dani silva ecc..)

Il paradosso è che la stagione successiva, ovvero quella attuale, è per assurdo peggiorato il tutto affrontando in estate le cessioni milionarie di ghilardi e tchatchoua al fronte di un mercato in entrata a costo zero (a parte i riscatti obbligatori) con giocatori svincolati o presi in prestito. Come se non bastasse, durante il mercato di gennaio, con la squadra posizionata all'ultimo posto della classifica, hanno ceduto uno dei giocatori più importanti per 20 milioni senza sostituirlo e hanno ceduto un altro prodotto del settore giovanile incassando 8 milioni più bonus.

Al termine della terza sessione di calciomercato dell'era Presidio investors, poco più di 1 anno dopo il loro insediamento, possiamo dunque confermare che se non sono riusciti a farci rimpiangere Setti ci stanno andando molto vicino, portando la squadra all'ultimo posto della serie A, con una situazione quasi completamente compromessa e con una rosa svuotata, senza più giocatori di proprietà e quasi interamente formata da seconde linee e giocatori in prestito, portando dunque a una svalutazione tecnica e patrimoniale del club.

A peggiorare il quadro, nelle ultime ore è emersa la presenza di un debito finanziario superiore ai 90 milioni di euro. Un fattore che può spiegare solo in parte le scelte societarie. Chi decide di acquistare un club deve assumersi anche l’onere di risanarlo. Continuando su questa linea, il Verona rischia di dover aspettare almeno tre o quattro stagioni di Serie A solo per tornare a operare con maggiore serenità sul mercato. Tutto ciò getta ulteriori ombre sulla precedente gestione, ma allo stesso tempo alimenta dubbi sull’attuale proprietà, che finora non sembra intenzionata a investire risorse proprie, puntando esclusivamente a una lenta e dolorosa ricostruzione finanziaria.

E allora sì, la domanda sorge spontanea: stiamo davvero rimpiangendo Setti?
Forse la risposta più onesta è che, oggi, non sappiamo nemmeno più chi stia facendo peggio.