BELLA-KOTCHAP ENTRO IL 30 GIUGNO: UNA CESSIONE DAVVERO NECESSARIA?

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Hellas360

6/26/20263 min read

DOVE SONO FINITI I SOLDI DEL VERONA?

"Bella-Kotchap vicino alla cessione al Venezia entro il 30 giugno".

Questo è il titolo che, da qualche giorno, compare su gran parte dei giornali sportivi. Molti aggiungono anche una motivazione ben precisa: "per sistemare il bilancio".

Una frase che, da tifosi del Verona, sentiamo ripetere ormai da anni. Proprio per questo, arrivati a questo punto, crediamo sia doveroso porsi qualche domanda. Non saremo esperti di finanza aziendale, ma alcuni numeri, almeno a una prima analisi, sembrano lasciare più di un interrogativo.

No, Hellas360 non dispone di un team di commercialisti, revisori dei conti o specialisti del settore finanziario. Quello che segue non vuole essere un'analisi tecnica del bilancio, bensì un semplice ragionamento costruito partendo da dati pubblici e verificabili: i bilanci depositati dalla società, le cifre riportate da siti specializzati come Transfermarkt e le informazioni diffuse dalle principali testate locali. L'obiettivo non è stabilire una verità assoluta, ma provare a capire se questa continua necessità di vendere entro il 30 giugno sia davvero così inevitabile.

I ricavi "ordinari"

Escludendo completamente il calciomercato, il Verona può contare ogni stagione su ricavi importanti.

I diritti televisivi garantiscono circa 30 milioni di euro, mentre sponsor principali e partner commerciali assicurano ulteriori entrate. A questi si aggiungono gli incassi derivanti da abbonamenti, biglietteria, hospitality e attività commerciali.

Parliamo complessivamente di oltre 50 milioni di euro di ricavi ordinari, ancora prima di considerare qualsiasi operazione di mercato.

I costi

Sul fronte delle uscite, il monte ingaggi lordo della prima squadra si aggira intorno ai 25 milioni di euro.

A questa cifra vanno aggiunti tutti i costi di gestione di una società di Serie A: affitto dello stadio, trasferte, settore giovanile, personale amministrativo, sicurezza, manutenzioni, utenze, consulenze, interessi finanziari e tutte le altre spese necessarie per il funzionamento del club.

Anche considerando queste voci, il quadro generale porta spontaneamente a una domanda: è davvero indispensabile continuare a realizzare plusvalenze milionarie ogni anno?

Il mercato

Prendiamo come punto di partenza la cessione di Diego Coppola, avvenuta entro il 30 giugno 2025 per circa 11 milioni di euro, operazione che venne descritta come necessaria per la chiusura del bilancio.

Con quell'incasso il Verona copre sostanzialmente il costo dei principali riscatti:

  • Bernede (circa 2 milioni);

  • Niasse (circa 2,5 milioni);

  • Kastanos (circa 1,2 milioni);

  • Sarr (circa 3,5 milioni).

Siamo perfettamente consapevoli che il funzionamento del bilancio è più complesso e che il tema delle plusvalenze segue logiche differenti. Il nostro vuole essere semplicemente un ragionamento basato sui flussi economici complessivi.

Passando invece all'attuale stagione sportiva, il Verona ha investito, tra estate e mercato di gennaio, circa 17-18 milioni di euro.

Le principali operazioni in entrata sono state:

  • Bowie (circa 5 milioni);

  • Edmundsson (circa 2,5 milioni);

  • Bella-Kotchap (prestito oneroso e successivo riscatto per circa 5 milioni);

  • Belghali (circa 2 milioni);

  • Bradarić (750 mila euro);

  • oltre ai prestiti onerosi di Nelsson, Orban, Al Musrati e altri.

Sul fronte delle uscite, invece, gli incassi sfiorano già i 50 milioni di euro.

Le operazioni principali riguardano:

  • Tchatchoua (12,5 milioni);

  • Ghilardi (circa 8 milioni tra prestito e riscatto);

  • Tavsan (1,5 milioni);

  • Cissé (8 milioni);

  • Giovane (2 milioni per il prestito, con successivo riscatto fissato intorno ai 18 milioni, anche se i dettagli dell'operazione non sono ancora completamente pubblici).

  • A queste vanno aggiunte numerose cessioni minori, tra cui quelle di Luan Patrick, Lasagna, Günter e di diversi giovani del settore giovanile, che fanno ulteriormente aumentare gli incassi complessivi.

    Considerando inoltre che gran parte dei giocatori ceduti erano stati acquistati a parametRo zero, valorizzati dal settore giovanile oppure acquistati per cifre molto contenute, anche le plusvalenze realizzate risultano estremamente elevate.

La vera domanda

È ormai chiaro quale sia la filosofia della nuova proprietà.

Lo ha ribadito più volte anche il presidente Puscasiu: il Verona dovrà essere un club capace di autosostenersi, finanziando la propria attività principalmente attraverso la valorizzazione e la successiva cessione dei calciatori.

Su questo, almeno da parte nostra, non ci sono particolari obiezioni, quantomeno questa volta hanno parlato chiaro.

Quello che però continua a non convincerci è un altro aspetto.

Alla luce dei numeri analizzati, della riduzione dei costi, dei ricavi garantiti dalla Serie A e degli oltre 50 milioni di euro già incassati attraverso il mercato, ci chiediamo quale sia la reale necessità di anticipare anche la cessione di Bella-Kotchap entro il 30 giugno.

Nessuno pretende che il difensore tedesco rimanga a giocare in Serie B. Anzi, è probabilmente uno dei pochi elementi della rosa con qualità e ambizioni superiori alla categoria.

La domanda è un'altra.

Perché venderlo oggi e far rientrare quella plusvalenza nel bilancio 2025/26, quando la sua cessione potrebbe essere effettuata poche settimane dopo e diventare un'importante risorsa per il bilancio 2026/27?

Una scelta di questo tipo consentirebbe di affrontare la prossima stagione con maggiore serenità, riducendo la necessità di sacrificare altri giocatori importanti durante il prossimo mercato e permettendo, almeno sulla carta, di costruire una rosa più competitiva.

In altre parole, non stiamo mettendo in discussione la cessione di Bella-Kotchap.

Ci chiediamo semplicemente se sia davvero indispensabile effettuarla entro il 30 giugno oppure se non sarebbe più logico distribuirne gli effetti sul bilancio successivo, evitando di ripresentarsi tra dodici mesi nella medesima situazione.

Perché il rischio è sempre lo stesso: utilizzare oggi una delle principali risorse economiche della prossima stagione e ritrovarsi, tra un anno, costretti a ricominciare da capo.

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